Competenza VS Attitudine

Chi lo dice che la competenza sia più importante dell’attitudine?

competènza s. f. [dal lat. tardo competentia, der. di competĕre «competere»]. – L’essere competente; idoneità e autorità di trattare, giudicare, risolvere determinate questioni.

attitùdine s. f. [dal lat. tardo aptitudo –dĭnis, der. di aptus «adatto»]. – Disposizione innata o acquisita (fisica, psicofisica, o psichica) che rende possibile o facilita lo svolgimento di particolari forme di attività.

Chi può, con assoluta certezza, sostenere che un obiettivo si raggiunga meglio grazie alle capacità tecnico-professionali piuttosto che per mezzo di propensioni e di attitudini? I dilemmi di certo non sono il miglior inizio per un’analisi o un ragionamento ma, il mondo del lavoro, si trova di fronte a questa querelle da anni. Propenso da un lato a compiere il salto evolutivo, ma allo stato dell’arte ancora fermo ed ancorato ad una concezione stantia che utilizza strumenti obsoleti come il CV, con il quale si cerca di “fotografare il passato” come unico mezzo con cui valutare ed assumere un professionista.

La terza via auspicabile, quella della sinergia tra queste due parti, non riesce a farsi strada, quasi scartata senza neanche essere stata integralmente considerata. Perché, di norma, come in ogni disputa che si rispetti, si vuole sempre alla fine un vincitore, e non una safety car che tutti riallinea e riavvicina.
Eppure un po’ Kantianamente si potrebbe, con grande sintesi, sostenere che:

“Le capacità tecnico-professionali senza le attitudini provenienti dal proprio potenziale umano sono sterili e vuote; e le attitudini, senza l’apporto delle capacità professionali sono eteree e non implementabili”.

Sono le due facce della stessa medaglia. L’una è di supporto all’altra, del tutto incompleta senza la sua controparte.
Proviamo, quindi, ad uscire da quelli che sono ormai dei vecchi ed obsoleti schemi concettuali, per ridare un nuovo volto e slancio al mondo lavorativo. Cambiamo il paradigma attuale di gestione del capitale umano, più orientato alla persona e alle sue inclinazioni. Più proiettato verso la scoperta, la formazione, la valutazione, la selezione, e la flessibilità propria del talento, coinvolgendo da un lato le imprese e le organizzazioni in senso lato, e dall’altro i contesti dedicati all’apprendimento.

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