Doda Angeletti

Doda Angeletti, classe 1972, romana. Da consulente dei processi legal-amministrativi per la partecipazione alle gare d’appalto in una società d’ingegneria alla creazione di DDP_the elve’s factory (DDpegaso) e successivamente alla fondazione del Cantiere delle Arti per dar vita ai suoi sogni, dar voce alla sua creatività e alla voglia di mettersi in gioco.

Cos’è per te il talento?

Credo si tratti di qualcosa paragonabile ad una sensazione, c’è, lo avverti, lotta per uscire, per “spiegarsi” e una volta focalizzato finisce con il guidare gran parte delle tue azioni, dei tuoi desideri e dei tuoi sogni.

I tre valori per te irrinunciabili 

La correttezza, la tenacia e, se curiosità e saper sorridere di fronte a tutto possono essere considerati valori, direi che sono a pari merito.

Un film che ti rappresenta

Sliding Doors, perché a volte nella vita basta “un secondo prima” o “un secondo dopo” per fare la differenza.

Di cosa ti occupi attualmente?

Di dar vita ai miei sogni, dar voce alla mia creatività e alla mia voglia di mettermi in gioco e raccontarmi. Una vita fa avevo un lavoro gratificante, a tutti gli effetti un “ottimo lavoro”. Mi davo al cento per cento ma non ero io, o meglio, tutto ciò che ero, finiva con lo scontrarsi con la realtà di quel lavoro. Ad un certo punto ho capito che non avrei mai potuto accettare l’idea, guardandomi indietro, che quella, e solo quella, sarebbe stata la mia vita; ho fatto un bel respiro e, dopo 11 anni, ho dato le dimissioni lanciandomi nel mio nuovo mondo, che all’epoca era marginale, quello in cui mi rifugiavo, e che oggi è la mia realtà. Lavoro con materiali riciclati e di recupero: ogni materiale mi fa venire in mente una nuova idea e io non so mai cosa succederà finché non ho tra le mani il materiale di turno. Non è un caso che il tutto sia racchiuso in un nome così “infantilmente sognante” come DDp – The Elves Factory: il processo creativo, in fondo, non è altro che magia e alchimia allo stato puro, secondo me.

Il progetto personale e/o professionale che ti ha dato maggiori gratificazioni?

In generale, ogni progetto nel quale mi sono imbarcata, mi ha sempre visto talmente tanto coinvolta emotivamente che non saprei dire quali e quante fossero le gratificazioni e da dove arrivassero. Se penso agli ultimissimi anni, sicuramente l’aver dato vita, ad uno spazio espositivo (il Cantiere delle Arti) che divido e condivido con Marco de le INsolite cose, mio amico e collega , è stata una splendida conquista, di quelle che ti fanno venire voglia di “tenere duro e andare avanti”.

Se fossi il sindaco di Roma quali sono i primi tre provvedimenti che inseriresti in agenda?

Sicuramente una serie di provvedimenti atti a promuovere la cultura, che considero un patrimonio inscindibile da Roma, laddove cultura è da considerare il più possibile a 360 gradi: teatro, musica, strutture museali, artigianato. etc. Capisco che per chi rischia la vita quotidianamente affrontando le buche di Roma, la metro ferma a giorni alterni, il traffico e la delinquenza (per dirne alcune), potrebbero sembrare provvedimenti frivoli, ma per risolvere questi problemi c’è bisogno di risorse economiche e sarebbe una follia non attingere (implementandolo) ad un patrimonio già presente sul territorio e al quale vengono negate fin troppe attenzioni. Probabilmente risulterei il più impopolare dei sindaci, ma almeno ci proverei.

Partendo dalla tua esperienza personale/professionale, come pensi che evolverà il mondo del lavoro in futuro?

Mai come ora, ho la sensazione che sarà portato avanti da persone che credono realmente in quello che fanno, al punto di rischiare in prima persona il fallimento pur di lavorare; sarà portato avanti da pazzi, visionari e sognatori che non si fermeranno davanti agli scogli burocratici e fiscali, pur di investire se stessi nel proprio progetto: a volte la disperazione genera “mostri” benevoli.

Come ti vedi tra 10 anni?

Felice, forse realizzata, ma sicuramente parte di qualcosa che avrò creato io. Una volta partita credo il processo sia inarrestabile.

Come immagini l’Italia tra 10 anni?

Dieci anni sono veramente nulla per immaginare un’Italia troppo diversa da come è ora.

Se l’Italia fosse una canzone 

Io sono ancora qua di Vasco Rossi. Nonostante tutto, continuo ad avere tanta tanta fiducia in una parte di italiani.

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