Introduzione al Reskilling

Che cos’è il reskilling?

All’immaginario collettivo può sembrare che il mondo stia cambiando più rapidamente che mai, sembra che ogni settimana porti con sé una nuova tecnologia, app, tendenza o metodo di lavoro che renda obsoleto ciò che lo precede. Questa è dunque una sensazione comune la cui effusione è originata da studi statistici – effettuati negli ultimi mesi – da istituti appositi e aziende che lavorano costantemente sulle ricerche di mercato.

Tradizionalmente, le aziende individuano i cambiamenti in arrivo nel loro settore e per affrontarli assumono nuovo personale mirando a nuove competenze diverse da quelle hanno già in organico. Tuttavia, ciò non è più possibile in molti settori perché i progressi stanno avvenendo così rapidamente che questo approccio, per essere praticabile, comporterebbe licenziamenti ed assunzioni troppo frequenti.


Quindi, cosa possono fare le imprese per rimanere a galla e possibilmente migliorare in questa era di rapidi cambiamenti?
Un possibile approccio è quello di concentrarsi sulle competenze, riqualificandone talune e costruendone altre, trattando la propria forza lavoro come flessibile, piuttosto che vedere ogni dipendente in un solo e determinato ruolo. Ciò consente alle imprese di trasformare la sua forza lavoro ottimizzando le assunzioni ed affrontando nel migliore dei modi le sfide del business moderno.

Proviamo a dare una definizione di reskilling:

Il reskilling è un sistema di rinnovamento tecnico ed umano (abitudinario e psicologico) che riguarda il rinnovamento delle competenze e le abilità dei componenti di un’azienda, nello specifico la parte dirigenziale e i dipendenti. Si tratta, in sintesi, di una riqualificazione professionale con intensità modulabile a seconda delle esigenze aziendali.
Nell’ambito del concetto di reskilling si riscontra un’altra sottoarea più specifica: l’upskilling.


L’upskilling si riferisce alla formazione dei dipendenti con ulteriori competenze, oltre a quelle che attualmente ricoprono, affinché possano continuare a svolgere il proprio ruolo anch’esso mutato ed in tale fase evolutiva. Un esempio potrebbe essere quello di migliorare le prestazioni di un operaio che lavora su una catena di montaggio il cui ruolo possa aggiungere, alla sua mansione di “controllore della qualità del prodotto”, la capacità di risolvere i problemi delle macchine che, specie in fase di rodaggio e di interfacciamento con l’operatore, si fermano innumerevoli volte.
Si potrebbe pensare che situazioni di questo tipo possano generare malumori tra i dipendenti, eppure Burning Glass Technologies che svolge analisi nel mercato del lavoro ha dimostrato l’esatto contrario. All’interno dell’indagine Decoding Global Talent 2018, è stato chiesto a oltre 360.000 lavoratori e persone in cerca di occupazione nel mondo, cosa contasse di più nel lavoro. I risultati sono stati sorprendenti: sembra che ciò a cui viene dato maggiormente valore è la possibilità di imparare, evolversi ed incrementare le proprie competenze. A nessuno piace sentirsi inadeguato. Le aziende devono comunque stare attente a non sovraccaricare il lavoratore con eccessive responsabilità e dispendi energetici.
Il reskilling non è un concetto nuovo di zecca, già sono alcuni anni che viene considerato e valutato dalle aziende, ma le nuove tecnologie – come ad esempio l’intelligenza artificiale – stanno aumentando il ritmo con cui i datori di lavoro lo possono applicare per aggiornare le competenze dei loro dipendenti.

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