Ogni cambiamento inizialmente destabilizza, disorienta, toglie il fiato perché d’improvviso quello che pensavamo immutabile, non solo si trasforma di colpo, ma si presenta spesso nel suo totale opposto.

Un momento prima si va in una certa direzione, e su quella ogni cosa per noi ha un preciso senso e significato, quando in un attimo tutto si inverte e i nostri punti di riferimento saltano via, si volatilizzano, deprivandoci di tutte quelle che sono le nostre certezze di base. Come in alcune competizioni di ballo improvvisamente cambia la musica e la dama, e chi prima di tutti è in grado di adattarsi al nuovo ritmo e alla nuova partner può proseguire nella competizione, diversamente da tutti gli altri che, fermandosi di colpo in preda allo smarrimento, saranno squalificati e dovranno abbandonare la pista da ballo.

Il segreto potrebbe già risiedere qui, nella scelta di non fermarsi e continuare a danzare, magari impacciati, fuori tempo, smarriti, ma pur sempre in movimento. In fin dei conti sono solo cambiati alcuni parametri. Le note potranno essere più alte anziché basse, ma pur sempre note, sulle quali, se non ci irrigidissimo, potremmo danzare melodie più belle di quelle di prima, trovando quello che potrebbe essere il nostro vero “Talento”.


Trasponendo questa immagine al mondo lavorativo di oggi, sostituiremmo il cambio di melodia con le nuove competenze richieste, e le danze diverse con la riqualificazione individuale da apportare per adeguarsi alle nuove tendenze lavorative. Come la storia ci insegna, i passaggi paventano una serie di ri-orientamenti attraverso i quali a cascata si riprogrammano una serie di altre situazioni. Cosa oggi ancora più palese, per il clima globale che si “respira” rispetto al passato. E per quanto concerne nello specifico il mondo del lavoro, non possiamo non sottolineare il grande processo formativo che si sta avviando in questo momento. Le condizioni lavorative si sono modificate, la tecnologia, quella più basica richiesta anche per effettuare un semplice ordine on-line, è indispensabile, e per non essere tagliati fuori dal processo bisogna conoscere, sapere, formarsi. Una formazione che si paventa dover essere sempre più sui grandi numeri, oserei affermare di massa, dalla quale nessuno è libero di esimersi.
La nostra attenzione, che deve essere propositiva e non negativa, deve soffermarsi non su quello che abbiamo perso, che poi si è in realtà solo trasformato, ma su quello che di nuovo e innovativo abbiamo raggiunto e conquistato, sulle nuove opportunità che si stanno creando e che l’uomo nell’arco della sua esistenza ha sempre saputo cogliere e sfruttare al meglio.

Pensiamo alla grande Rivoluzione Copernicana, che ha sovvertito l’intera composizione del globo, stravolgendo tutte le credenze sul mondo. Un completo stravolgimento che ha dato il giusto input per creare nuovi mezzi scientifici, ridisegnare le mappe geografiche, scoprire nuovi territori ed aprirsi in tutti i sensi verso nuovi orizzonti. In queste rivoluzioni, o più dimessamente nei cambiamenti in generale, quello che realmente sa fare la differenza è lo spirito adattativo, grazie al quale, prima riusciamo a proiettarci nel cambiamento facendolo nostro e prima ritroveremo quelle certezze di cui come esseri umani abbiamo bisogno per sopravvivere, ma non per cambiare direzione. Per fare un salto di qualità si ha necessità di coraggio e intraprendenza, e poi di tutto il tempo per assestarsi e ripristinare i naturali e biologici punti di riferimento insiti nell’essere umano.
Il nostro paese, dopo Giappone e Germania, ha all’attivo la forza lavoro più anziana del mondo, e già questo dato ci palesa subito la mole di fabbisogno formativo della gran parte dei lavoratori oggi impiegati, i quali hanno raggiunto qualifiche e attestati quando ancora non esistevano Internet, Google e l’Intelligenza artificiale. E le aziende, a causa di questi gap non riescono ad utilizzare al meglio il potenziale di crescita dato dalle nuove tecnologie sempre più all’avanguardia, ostacolate dalla dilagante carenza di adeguate competenze nella forza lavoro impiegata, che non riescono ad implementare e a veicolare nella giusta direzione il cambiamento.
Il concetto di reskilling, inteso nel suo più puro significato di riqualificazione personale, trova grande attenzione e risalto nelle analisi gestionali delle aziende, nelle aree HR e formative e nella mole di dati statistici che a suo carico si stanno accumulando. Il passo che ora si deve compiere è quello di trasformare i dati e le strategie in persone fisiche e soluzioni che non solo prendano coscienza di questi nuovi megatrend ma che, attivamente, si impegnino nel loro reskilling per ricollocarsi adeguatamente a livello professionale. Si deve trovare il giusto veicolo per far decollare questa modalità di formazione che non deve essere solo una “qualifica da prendere“, ma un percorso ri-generativo in grado di ridare slancio a tante professionalità. Soprattutto oggi che si hanno a disposizione i mezzi necessari per riqualificare le persone migliorando le loro competenze sotto forma di molteplici profili, coadiuvati da metodi e mappe personalizzate che orientano verso le nuove tendenze lavorative più richieste.
Uno dei passi più importanti da fare per attivare velocemente il nostro potenziale è quello di acquisire micro skill pronte all’uso. Che siano trasversali e/o verticali, partiamo da una singola unità, modulare e auto-consistente. Questo ci permetterà di essere agili e operativi sin da subito, tenendo sempre i piedi per terra. Nel contempo, accontentare anche le richieste delle imprese di competenze specifiche pronte all’uso. Come sosteneva Steve Jobs : “È necessario creare la figura dell’”ingegnere rinascimentale”, che abbia competenze tecniche ma anche apertura mentale e capacità di progettare esperienze socialmente ed emotivamente rilevanti. Sì, perché una mente aperta e libera può danzare in qualsiasi contesto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PERCORSI PER LA TUA VOCAZIONE