L’ingaggio diretto per creare il team

L’ingaggio diretto o direct engagement è la modalità con cui trovi le persone, gli alleati, i soci, i compagni di viaggio, i talenti “giusti” per creare e coltivare il tuo campo. A ciclo continuo.

Per diretto s’intende senza intermediazioni ma non vuol dire fatto a casaccio, in modo brusco e miope. Vuol dire usare un sistema con dei filtri che ti permette di inviare una proposta d’ingaggio a persone mirate che riconosci come valore aggiunto alla tua impresa, o idea o progetto. A prescindere dalla forma che vorrai darle. Per ingaggio s’intende un concetto allargato che va oltre il mero compenso economico, rivisitando il concetto originario in chiave postmoderna. Ingaggio come coinvolgimento a 360° in un’ottica di relazione collaborativa ai fini di uno scopo condiviso e concordato.

ingaggiare v. tr. [dal francese engager, der. del latino medievale wadium, franco *waddi] (io ingàggio, ecc.). – In senso proprio (con francesismo ormai antico), obbligare con pegno, e nel riflessivo (anche con valore reciproco) impegnarsi, obbligarsi.

Il sistema 5 elementi illustrato nell’articolo precedente, ti permette di ingaggiare gli attori sociali in gioco utilizzando i cinque (5) elementi che, ricordiamo, sono da considerarsi come 5 filtri-raccoglitori di informazioni in cinque aree ben precise del nostro repertorio comportamentale: attitudini, valori, passioni, skill, saperi.

Se dovessi cercare una persona che sarà tua alleata nel campo che hai scelto di coltivare, da dove cominci? Molto probabilmente farai mente locale su chi potrebbe essere un esperto in materia o quantomeno su chi possa consigliarti qualcuno che lo sia. Quindi posso immaginare che, seguendo lo schema qui proposto, partiresti con la ricerca nell’area delle skill e dei saperi. Come è logico che sia, perché così ti hanno insegnato fino ad ora. Tu hai bisogno, tutti abbiamo bisogno di uno schema da seguire, di un metodo collaudato per agire in una certa area, come per esempio selezionare i talenti di cui hai bisogno per un qualsiasi progetto tu abbia in mente. Che tu sia un’azienda, un libero professionista, uno studente in cerca di una strada, un lavoratore che vuole coltivare interessi e passioni in parallelo oppure un aspirante startupper che vuole implementare la sua idea di business. Tutto ruota intorno alla qualità delle relazioni che intrattieni con le persone con cui scegli d’interagire. Per raccontare la tua idea o il tuo progetto. Per qualità delle relazioni intendo il grado di armonia e di compatibilità che sussiste tra i tuoi cinque elementi e quello degli altri. Lo stesso vale per gli altri, nei tuoi confronti, che provano sensazioni simili nel momento in cui ricevono la tua offerta. Quindi si tratta di armonizzare gli elementi di due o più sistemi diversi. Considera pure che, se selezioni persone per un determinato progetto o contesto potrebbero probabilmente non essere adatte per un altro. Le stesse qualità potrebbero non essere consone in un campo, quanto adattissime in un altro.

Il primo passo da fare è quello che potremmo chiamare self-assessment ovvero l’auto-valutazione con il supporto dei suddetti cinque (5) filtri-raccoglitori. Per prima cosa devi sapere come funziona il tuo sistema. In un secondo momento, solo dopo aver analizzato e calibrato il tuo sistema, potrai ingaggiare altri talenti che sposeranno la tua missione.

Da prassi, se tu hai un’attitudine spiccata, per esempio nell’area della comunicazione (che non vuol dire necessariamente che lavorerai nell’ambito della comunicazione), dovresti rivolgerti a chi abbia un’attitudine diversa dalla tua, per completare lo sviluppo del sistema in modo tale da coprire più aree d’azione e d’influenza.

Immagina che il tuo team sia composto da 6-7 persone (la media circa dei membri appartenenti a piccoli gruppi o team), qual è il collante che vi legaQual è la molla che fa scattare l’azione coordinata per raggiungere uno o più obiettivi?

Dalla diversità, da elementi dispersi che si uniscono e trovano una combinazione casuale, che poi diventa causale producendo effetti a cascata. E così via discorrendo. La “giusta” combinazione per te la conosci solo tu e il tuo team. Chi altri sennò? Voglio dire che quando decidi di ingaggiare qualcuno per fartelo alleato, la prima cosa da fare è verificare la compatibilità che esiste tra le vostre più spiccate attitudini. Potete unirvi per un ideale o un valore in comune, per una passione sfrenata, per una complementarietà tra attitudini diverse e, ovviamente, per una contaminazione di skill e saperi eterogenei. Hai a disposizione cinque (5) filtri-raccoglitori per costruire e potenziare il tuo campo. Non è questa la sede per approfondire l’argomento delle attitudini (Puoi contattare direttamente il consulente Homo Talent sul sito o sulla pagina Facebook e intraprendere una sessione dedicata).

Le informazioni che vengono raccolte possono considerarsi come tag o content blocks (blocchi di contenuto) che sintetizzano i valori espressi in fase di self-assessment.

Una volta che hai proceduto a fare l’auto-valutazione avrai più chiaro il quadro della situazione. Avrai una mappa operativa su come funziona il tuo sistema 5 elementi, da quali sotto-elementi è composto e come si comporta in determinate situazioni di vita o di lavoro. C’è un fil rouge che unisce i due ambiti (vita/lavoro) anche se spesso ce ne dimentichiamo e pensiamo di funzionare a compartimenti stagni. Ma i confini si stanno sfumando sempre più rispetto al passato recente, già verso la fine degli anni settanta, quando ha cominciato a diffondersi in tutto il mondo il concetto (e la prassi) del worklife balance ovvero l’equilibrio tra il lavoro (inteso come attività professionale o la carriera) e la vita privata (intesa come attività di famiglia, di svago, di tempo libero).

 Il termine “work-life balance” è un concetto ampio che indica la capacità di bilanciare in modo equilibrato il lavoro (inteso come carriera e ambizione professionale) e la vita privata (famiglia, svago, divertimento). Con questo significato il termine è stato usato per la prima volta in Gran Bretagna alla fine degli anni Settanta. Negli ultimi anni, come risultato dello sviluppo tecnologico, c’è stata una trasformazione dei luoghi di lavoro.

Se pensi veramente che esista una netta distinzione tra i due ambiti, sei fuori strada. Nella realtà prende la forma di un ibrido, uno stile di vita unico. Dico questo perché rischieresti di finire fuori dai confini delle tendenze globali che promuovono questo nuovo modello di conciliazione ed equilibrio tra attività professionale o lavorativa e vita privata (famiglia, svago, tempo libero). Non coglieresti i vantaggi che questo nuovo modello offre.

Il nostro sistema 5 elementi, infatti, essendo ibrido per natura, funziona sempre. È attivo sia quando ti trovi al lavoro e sia quando ti trovi in situazioni extra-lavorative. Non risponde a logiche lineari del “timbro del cartellino” o dell’impegno a tempo o prestazione. È sempre attivo, sempre pronto a cogliere opportunità per sfamarsi di informazioni e strategie.

L’ingaggio diretto è la pratica concreta del sistema 5 elementi quando si attiva per creare un campo e coinvolgere gli altri.

È bene ribadirlo all’infinito: per quanto possiamo essere bravi, efficienti, dotati e pieni di soldi, non realizzeremo mai e poi mai il nostro campo specie-specifico se non con l’aiuto degli altri che condividono con noi la strada o un pezzo di cammino, senza il contributo valoriale, pratico ed esperto degli altri componenti del team. Valorizzare se stessi e il talento degli altri è lo scopo di chi vuole costruire e mantenere un campo di successo, ricco di soddisfazioni e felicità condivisa.

In un’intervista apparsa su un magazine online di politica, il noto sociologo dell’immaginario Michel Maffesoli spiega la sua visione sulla postmodernità:

“La comunicazione – e paradossalmente, in misura maggiore, i processi comunicativi sostenuti dai nuovi media – è un forte veicolo di elementi arcaici marginalizzati dalla modernità. Non si riesce ancora a cogliere quanto le “cose” di cui parliamo siano strumenti attraverso i quali riavviamo un processo di radicamento dinamico con le persone, la terra e gli oggetti che ci circondano. Tanto la modernità ha assegnato centralità alla dimensione economica, razionale e politica dell’esistenza, quanto oggi si ritorna alla “cultura” nel senso più ampio del termine. Il secolo che si annuncia pone l’accento proprio sugli aspetti legati alla “cultura immateriale” e all’immaginario. La comunicazione assume quindi nel XXI secolo la funzione che in passato hanno svolto l’economia e la sociologia; diviene il fattore di riconoscimento e di identificazione, nonché l’elemento sacro attorno al quale le comunità si fondono e vibrano insieme; in breve, l’elemento strutturale dell’essere-insieme postmoderno.

Il sociologo francese continua soffermandosi sugli effetti sociali di questo mutamento strutturale della comunicazione come elemento arcaico scaturita dal postmoderno:

“Le reti sono già diventate, in effetti, il palcoscenico in cui si esibiscono e talvolta prendono forma i differenti tribalismi che segnano il nostro tessuto sociale. Esse sostengono e accelerano la grande mutazione di topica che accompagna il passaggio alla postmodernità: dalla verticalità all’orizzontalità; testimoniano apertamente quanto le società contemporanee non facciano più perno sull’individuo razionale padrone di sé e del mondo, ma su micro-aggregazioni sociali in cui il sé si perde nell’altro e si scioglie nelle differenti tribù di cui fa parte. La domanda trova una risposta ancora più precisa nei lavori portati avanti dal Gruppo di Studio sulla Tecnologia e il Quotidiano (F. Casalegno, S. Hugon), che hanno ben dimostrato quanto lo sviluppo tecnologico stia dando vita a una fruttuosa sinergia con il ritorno dell’arcaico, con l’esplosione dell’immaginario e con la proliferazione di forme di aggregazione neotribali.

Nell’era del neotribalismo di ritorno, dobbiamo affinare le capacità di cacciatori-raccoglitori di informazioni, emozioni ed esperienze in grado di soddisfare le esigenze del nostro talento. Di sfamarlo con attività, persone, cose ed eventi che riescano a tirar fuori tutto il potenziale 5/5: l’attivazione di tutti e cinque elementi del sistema che esercitano la loro influenza sul campo. Se tu scegliessi un’attività che coprisse solamente 2/5 del potenziale, quanto tempo pensi che resisteresti? Sei una persona con mille hobby & interessi che probabilmente spalma le risorse che ha a disposizione per coprire tutte le attività? Magari per mantenere un rendimento costante oppure per coltivare la rete di relazioni sociali. Il motivo è personale ed ognuno è libero di fare quello che vuole. Lo scopo principale è raccogliere le informazioni e le conoscenze e alimentare il tuo sistema. Usare il sistema 5 elementi come filtro per ingaggiare tuoi alleati, soci o membri del club.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PERCORSI PER LA TUA VOCAZIONE